La memoria che si rinnova ogni giorno nella parola che nomina l’arte

La statuaria di Staglieno si è sviluppata nel corso della seconda metà dell’800 e nella prima metà del ‘900 seguendo lo sviluppo delle maggiori tendenze internazionali a livello di linguaggi, tecniche ed esiti iconografici e concettuali.

Nella monumentalizzazione del sepolcro, la committenza borghese ha affiancato e poi superato di gran lunga quella nobile, anticipando quanto sarebbe avvenuto nelle piazze delle città dei vivi.

Alle opere d’arte realizzate da affermati o emergenti scultori veniva spesso dato un titolo preciso, legato per lo più all’iconologia rappresentata e incastonata nel marmo, nella pietra o nel bronzo.

Tuttavia sappiamo che oggi, come nei decenni precedenti, non il titolo scelto dallo scultore ma il nome della famiglia committente identifica il monumento funebre. Oggi parliamo ad esempio della Tomba Oneto, della Tomba Parpaglioni, della Tomba Orsini o della Tomba Bauer, per indicare i capolavori realizzati rispettivamente da Giulio MonteverdeFederico FabianiLuigi Bistolfi.

Non si tratta di un dettaglio secondario bensì di un indizio esemplare delle motivazioni sociali e culturali che hanno portato all’incredibile affermazione ed espansione del Museo di scultura ottocentesca più grande al mondo: Staglieno, appunto.

I magnifici, talvolta imponenti, monumenti funebri vengono ammirati dai visitatori cittadini e stranieri, e nominati con il nome della famiglia committente. In tal modo si perpetra ogni giorno il desiderio di memoria dei defunti ed è questa la più importante e implicita testimonianza del successo di quella sfida storica che è diventata patrimonio culturale europeo e mondiale.

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