Le croste nere

Passeggiando nei viali del Cimitero Monumentale, in particolare sotto le gallerie, la tipologia di degrado che salta maggiormente all’occhio è senza dubbio la crosta nera. Ma di cosa si tratta? Questo fenomeno è strettamente legato alla collocazione delle sepolture, poiché affinché la crosta si sviluppi è necessario che l’opera sia conservata all’aperto ma non soggetta al dilavamento continuo delle piogge. Il particolato atmosferico, formato principalmente da particelle carboniose derivate dall’inquinamento, è il responsabile della colorazione scura, mentre l’anidride solforosa innesca una reazione chimica molto pericolosa per la superficie lapidea: il carbonato di calcio si trasforma in gesso, diventando un materiale molto più fragile e instabile del marmo. Sotto a questi strati neri, dunque, si nasconde un’attività di dissoluzione altamente dannosa, poiché a lungo andare è causa della perdita totale e inevitabile di porzioni anche consistenti delle opere colpite. Le zone maggiormente interessate sono di solito le estremità e i particolari più minuti, che una volta caduti risulteranno bianchissimi, come ben dimostrano le fotografie sottostanti. Questa colorazione non deve però trarre in inganno: in quelle aree il marmo ha ormai la consistenza del sale ed è fragilissimo, oltre che completamente ri-esposto. Come possiamo intervenire? Innanzi tutto individuando i punti in cui il semplice deposito superficiale di polvere si sta trasformando in vera e propria crosta nera, poi consolidando la zona con prodotti appositi prima di iniziare la pulitura, per non rischiare di danneggiare ulteriormente l’opera d’arte. E.P.

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